martedì, dicembre 13, 2011

Da una corrispondenza privata.


"Vite" Michaela D'Astuto

“Tutto è già attanagliato, persino la mia morte, in una banchisa di essendo” : il libro della Lispector spulciato da un rigattiere a Curitiba, farci quello che Artaud fece ad Alice in manicomio; le strade pulite e i cani randagi che erano soprattutto donne, affamate; le telecamere in ogni ascensore, la guardia civile; lo studio dell’avvocato e la sua eleganza siciliana a São Paulo; “in cella, ladri sconosciuti mi chiamano Jean”; la mata atlântica: nella foresta pluviale diventavo un dinosauro; il latte di cocco, il mate; Copacabana radica e specchi, i balli in lungo raso un pastello verde sul terrazzo del Palace; le aquile nel cielo di Rio, il Cristo Redentore aveva un braccio rotto; la Confitaria Colombo, il Bar Jardim e le bombe di Brigadeiros, lussuriose; sottosopra, la lingua che mi suonava ridicola: un inizio inverno molto mite.

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