Se guardi il video delle bacche bianche nel cimitero puoi vedere il freddo. Ti pensavo. Non mi credi e così fai di me un santo. Quando scrivo sono molti i destinatari. I sentimenti sono in me come quando ero bambino e mia madre e mio padre si confondevano le figure. Non so distinguere. Tuttavia sto mangiando una mela e immagino sia la tua bocca.
Ti scrivo dalla camera 416 affacciata sulla Sadovaja.
Cara Dora, nevicava sotto gli stivali, pensavo ai disegni pornografici di Klee adolescente “senso di passione repressa; il mio tipico io”. La maiolica delle poesie di Majakovskij era nelle statue di Vrubel alla Galleria Tetr’jakov.
Oggi, gli effetti del vento.
L’alcol su di me non ha esiti ingenui.
Rinvigorisco la capacità di godere. Se questo amore non diventa la mia vita
il meno crudele dei mesi. muoiono i nonni. ho la camicia ho dimenticatoi guanti montano le luci fa freddo. Cremona 13? Novembre. il verde è giallo limone. - Le ferite del mio amor proprio mi tengono sveglio. Quel che ottengo mi disgusta.
(Mi alzavo per farti il caffè/ Ti offrivo le mandorle/ Un giro di rum)
La liberazione di certi sbadigli. Il loro destino era già sul posto. I navigatori di questa notte credevano che di buio ci fosse soltanto il coma. Risalivamo il grecale. Senza riferimenti, l’acqua. Le ipotesi erano reti, una lenta elaborazione, un invito al raccoglimento. Portoferraio come Nantes. Sottocoperta il legno rivestito dal sale.
Cara Dora, passeggiando per i quartieri, disegnati con matite dolci, squadre e compassi dagli architetti dei Granduchi – suonava, Livorno!, lascerei delle disposizioni. Quando metterete in una scatola le mie ceneri, ricordate, carte nautiche ed effemeridi, portolani. Sabbia, una biglia di legno, schegge di specchio. Forse una bottiglia senza tappo, frammenti d’osso, se possibile cranio, un cucchiaio.
Ricordate, è molto importante, la scatola dovrà restare quasi vuota.
"La Morte di Giulietta (da sinistra)" Michaela D'Astuto
- Esercizi di rinuncia Ti ricordo senza amore
i.
Per la morte di Giulietta una sceneggiatura come se, reattiva Gli insetti attori, coleotteri giravano a vuoto, chicco di grano chicco di fiore dell’arancio amaro
ii.
Nell'aria calda il freddo della primavera iniziava a disgregarsi
I greci avevano cantato tutta la notte Il mondo era la totalità dei fatti e non delle cose
iii.
Tutto è falso, anche le luci sono disegnate sulle pareti
Ingigantisco il porto qualcosa s’incrosta ai pontili il sartiame si tende, si accorda Gli occhi mi diventano azzurri e il mio corpo non odora di sudore
Vorrei la tua saliva, sotto la mia lingua
ii.
Fammi dondolare-cavalluccio sulle ginocchia fammi sembrare vivo mammaSalomè
Oggi ho diciotto anni sento i capelli sul collo e immagino siano le tue mani
iii.
Scopavo. E poi piangevo Era il momento in cui mi sentivo più solo e l’unico in cui riuscivo ad addormentarmi
i. Tra i morti in omaggio all’alcol Mentre dormo mi accartoccio come una foglia un vitellino, faccio l’acrobata e frantumo i polsi La notte sta nella mia schiena
ii. Ipotesi di bambina, ricomincia l’infanzia da capo; un vecchio non riesce più a vedere le stelle, gli si sono sgretolate Ipotesi di bambina, ramifica e fiorisce
«… e quando finiscono i gelati sono triste, soprattutto di notte »
i. La vigilia di Natale, mi lavo, esco, vado al museo.
ii. Seaport, associo Nantucket. Rileggere le prime scenografiche pagine di Moby Dick. Ho le mani congelate: il cappello e il cappotto possono essere usati per parlare. Per il resto, ingrasso.
iii. Nei pressi di Madison Square: risonanza strafarsi di droghe sintetiche ma a forma di cuore, Rrrosso, soprattutto forse intermittente e natalizio.
iv. Tic-Tac-Toe e Marcel Duchamp arrampicato in cima all’arco – Repubblica Libera e Indipendente! I riflessi verdi sulle vetrine sono ali di mosca.
Avevo disegnato il sole con un gessetto giallo sul tavolo da ping-pong di Wired.
Qualcosa andava a sedersi sui rami alti degli alberi - ti avevo sognata come se fossi una ladra, Maria, continuavo a bastonarmi sperando che mi uscissero i bambini.
Credevo che Dio mi odiasse, perché avevo sofferto troppo.
Potevo fare tutto quello che volevo, io ero solo: mi sanguinava un orecchio e lo mangiavo, un gatto che si mordeva la testa, Maria, fammi scrivere
«Il mio amore è sempre triste.» 1 I bimbi negri, Caroline smaccate sulla soglia del cinema pornografico dei clienti bianchi. Nelle vie portavano la fame e la pace che si ha quando ci si addormenta su un prato al sole. «Davvero, come ti bacio diventi triste.» Al Corpus Cristi la sirena aveva pesci per capezzoli. Era un vecchio incurvato dal chiasso cucchiai, pentole, tamburi e scimmioni l’amore che gli esseri umani sembravano nutrire l’uno per l’altro.
“Tutto è già attanagliato, persino la mia morte, in una banchisa di essendo” : il libro della Lispector spulciato da un rigattiere a Curitiba, farci quello che Artaud fece ad Alice in manicomio; le strade pulite e i cani randagi che erano soprattutto donne, affamate; le telecamere in ogni ascensore, la guardia civile; lo studio dell’avvocato e la sua eleganza siciliana a São Paulo; “in cella, ladri sconosciuti mi chiamano Jean”; la mata atlântica: nella foresta pluviale diventavo un dinosauro; il latte di cocco, il mate; Copacabana radica e specchi, i balli in lungo raso un pastello verde sul terrazzo del Palace; le aquile nel cielo di Rio, il Cristo Redentore aveva un braccio rotto; la Confitaria Colombo, il Bar Jardim e le bombe di Brigadeiros, lussuriose; sottosopra, la lingua che mi suonava ridicola: un inizio inverno molto mite.
"makes each fairy a king" Blake. Michaela D'Astuto
(– Il mio sogno era dilapidare una fortuna a Mosca, e poi suicidarmi.)
Scala Beaufort non si camminava oltre i trentacinque nodi la schiuma sfilacciava le antenne delle televisioni erano gli alberi delle navi. I giacinti fiorivano nei vasi.
Soli in casa libro e piaga dolciastra la fantasia terribile dei bambini ci scomponeva nessuna realtà avrebbe più potuto soddisfarci piccoli baci orfani e statue di cesari inventati.
Poi stenderti pensare con diversi tipi di luce passeggiare con te era come acquistare un biglietto per il mondo delle fiabe