Barcaccia.
La Bestia è al centro. Tuona di paura.
Una madre con cuore di libellula lo porta per mano, non temere. È oscuro il dedalo di Cnosso. La madre col cuore di betulla lo accompagna a perdersi.
La Bestia indugia isolata, trema.
Le estremità avanzano, trattiene confini e respiro. Tenebra in grumi soffocante allo stomaco. Il buio sono io. Sangue degli dei, combinato con l’oro ed il mare. Un’architettura caotica di ciglia nei reni, lingua nei capelli, denti nei polsi, polpaccio nel collo. Cieco abbandona il richiamo dei giovani ateniesi.
Attento Minotauro, oltre la voliera stanno i burroni e le pareti. Ti vedranno ti uccideranno. Ti vedranno ti uccideranno.
La Bestia esamina il palco. Gli asini ragliano dolcissimi, battono, pestano, fischiano. Gli asini sono stelle. I limiti seducenti. La Bestia accarezza ogni vuoto acido d’angoscia. Cautamente attraversa.
Fermo Minotauro. Il tuo ruolo vive e si conclude nel cerchio di questo tavolato. Ti è negato varcare la soglia.
La Bestia acconsente, disobbedisce e scova la madre negli spigoli. Ogni vincolo è un tuffo.
Fermo Minotauro. Stai danzando Minotauro. Prendi coscienza della tua lusinga Minotauro. Non esiste nessuno. Nessuno può vederti.
Non esiste nessuno e tutti mi state guardando. Non posso spogliarmi mostrarmi nuda. Io cullo i mostri. Ho i mostri nel petto.
La terra scalpita. Le voci echeggiano. Le palme applaudono.
Il Minotauro, lentamente, muore.
