sabato, aprile 15, 2006

Barcaccia.

La gabbia è variegata di colonne. Emetteranno suoni imprevisti. Dovranno proteggerlo dovranno costringerlo. Vibreranno all’avvicinarsi del Minotauro.

La Bestia è al centro. Tuona di paura.

Una madre con cuore di libellula lo porta per mano, non temere. È oscuro il dedalo di Cnosso. La madre col cuore di betulla lo accompagna a perdersi.

La Bestia indugia isolata, trema.

Le estremità avanzano, trattiene confini e respiro. Tenebra in grumi soffocante allo stomaco. Il buio sono io. Sangue degli dei, combinato con l’oro ed il mare. Un’architettura caotica di ciglia nei reni, lingua nei capelli, denti nei polsi, polpaccio nel collo. Cieco abbandona il richiamo dei giovani ateniesi.
Attento Minotauro, oltre la voliera stanno i burroni e le pareti. Ti vedranno ti uccideranno. Ti vedranno ti uccideranno.
La Bestia esamina il palco. Gli asini ragliano dolcissimi, battono, pestano, fischiano. Gli asini sono stelle. I limiti seducenti. La Bestia accarezza ogni vuoto acido d’angoscia. Cautamente attraversa.
Fermo Minotauro. Il tuo ruolo vive e si conclude nel cerchio di questo tavolato. Ti è negato varcare la soglia.
La Bestia acconsente, disobbedisce e scova la madre negli spigoli. Ogni vincolo è un tuffo.
Fermo Minotauro. Stai danzando Minotauro. Prendi coscienza della tua lusinga Minotauro. Non esiste nessuno. Nessuno può vederti.

Non esiste nessuno e tutti mi state guardando. Non posso spogliarmi mostrarmi nuda. Io cullo i mostri. Ho i mostri nel petto.

La terra scalpita. Le voci echeggiano. Le palme applaudono.
Il Minotauro, lentamente, muore.


martedì, marzo 28, 2006

‘Que tal?’
‘ Malo, hombre, malo.’


La Pasqua sarà di Corride.
Lo spettacolo drammatico della morte. La tragedia triste e che mi donerà serenità. Vorrò vedere i tori prima della feria, vorrò toccarli. Ne immagino il pelo lucido e l’odore acre e gradevole di bestia libera. Vorrò un bicchiere di qualcosa di forte per diventare quell’odore. Mi lascerò conquistare. _Agnus dei qui tollis pecata mundi_. Vorrò assistere dalla barrera per vivere il fuoco del matador; per vivere. Amo l’eleganza, la rabbia, il dolore. Piangerò come non ho mai pianto prima. Pregusto l’attesa senza vagheggiare la rappresentazione futura. Desidero che i contorni indugino sfuocati perché sia tutta una sorpresa. Vorrò l’occhio del toro più coraggioso avvolto in carta da cioccolato.
Auguro che non muoiano gli uomini. Nobiltà del torero esanime deposto nudo sull’altare. Il torero come i re. Mi farò prefica avvolta di scialli e protetta da un velo nero porterò la bellezza delle mie occhiaie al re Carlo nell’Escorial. _Miserere nobis_ .

mercoledì, marzo 22, 2006

‘Le Anime morte’. Gogol.
La primavera propone un sole sbiadito come lenzuola stese sulle facciate dei palazzi. Non è più tempo dell’uomo russo che disonesto inerte batte i villaggi per ottenere il suo bottino. Cicikov. Quell’ alito di sole sbiadito ha sciolto il ghiaccio. E la città di N.

Fioriscono Anna soror Miguelis. In una Napoli che profuma di Provenza. Con dialoghi impeccabili ed i contorni infantili dei personaggi. L’incesto. Una primavera vestita a lutto. Eppure.

Marguerite Yourcenar racconta la forma del romanzo francese. Così naturale da risultare invisibile nella trama. Dotato di una leggerezza figurativa in cui il disegno sembra dissolversi.

In controtempo. Preferisco marcare le mie inclinazioni. Al romanzo russo. Non mi riferisco a Tolstoj. Parlo di Bulgakov e di Gogol. Di pesanti macigni fatti sobbalzare di lunghezze in avanti e grandi vuoti inspiegabili. La cui sostanza è delegata al lettore.

In controtempo. Scriverne in primavera con allettanti profumi provenzali che mi seducono.

lunedì, marzo 20, 2006

ANALOGIE

‘Quello che finisce oggi rimarra’ nella memoria e nelle statistiche come l'inverno piu’ freddo e piu’ lungo degli ultimi 20 anni; caratterizzato da temperature rigide e costantemente sotto la media stagionale anche di 4-5 gradi, oltre che da nevicate particolarmente abbondanti anche a quote basse e in pianura. E’ stato cosi’ dalla fine di novembre alla meta’ di marzo, ma domani, con l'equinozio che si verifichera’ alle 19.26, comincia ufficialmente la primavera e la situazione meteo andra’ migliorando.’

È vero che sono un poco sfasata. Che il mio inverno è iniziato con la fine di ottobre e terminato con la fine di febbraio.

Sono la Coscienza di Zeno e quello che faccio è trovare date e analogie che mi permettano come leciti buoni propositi cui non adempirò trovando ogni volta scuse diverse e palliativi e dandomi l’illusione di continuare a permettermi come leciti buoni propositi trovando date e analogie.

È molto faticoso, non si discute.



sabato, marzo 18, 2006

Il ladro sono io.
Sottraggo l’occhio alle Parche.
Mi vedo per la prima volta allo specchio. Osservo un sorriso distratto che trasfigura in due occhi disperati. Per tutta la mia vita non avevo fatto che guardare. Spettatrice. Mi vedo ed è un miracolo che ha dell’incubo. Vorrei chiamare qualcuno ma l’esercizio potrebbe non ripetersi. Intuisco la piaga degli specchi. Buongiorno Paola. Come stai Paola? Baciami in bocca l’angoscia Paola. Trovo povere briciole di pane che descrivano.
Accompagnare il cuore altrove. In un sabato di marzo.

giovedì, marzo 16, 2006

Metafore.

Candelabri ed ombrelli senza musica, senza becco.
Le gocce dei candelabri sono così belle che vorresti fossero tue e nasconderle in un portagioie. Piccola gazza ladra. Ti sono destinati cristalli franti non recuperabili. Ti bacchetteranno le manine piccola gazza ladra. Nessuna luce è credibile. Nessuna luce è un rimedio. Lo spettro che fa suonare le stanze semibuie è pura fantasia.

La parola poesia. La parola poesia. La parola poesia. La parola.

La cenere sulle sigarette che pende come la torre di Pisa e bisogna sbrigarsi a smoccolare.

sabato, marzo 04, 2006

Lasciami fare. Viziami l’indolenza. Nutrimi, lavami, muovimi. Il sangue trova le sue vie preferenziali.
Rifletti: il sangue ha la facoltà di preferire. (Abolisci la fantasia. E’ il concetto ingegneristico per il quale bisogna indirizzare l’acqua. L’acqua deve fare quello che vuoi tu. Il sangue deve fare quello che vuoi tu.)
Dovrebbero amputarmi un polpaccio per distrazione e paura.
Nel frattempo io mi seppellirò sotto cumuli di cenere. La cenere che si sente soprattutto in gola e sui polpastrelli. Che quando rovescio il posacenere il pavimento da bianco si fa grigio e mi guardi esasperato. Questa e’ l’ultima per stasera.

Potrei essere femmina se mi lasciassi andare alla dolcezza. Se mi abbracci io muoio. Te l’ho detto. Sei nel letto tu mentre scrivo io.